venerdì 13 aprile 2012

Scrivere per ordinare le idee


Spesso mi trovo a discutere con i miei studenti un problema da approfondire in metodologia della ricerca. Ricercare vuol dire scoprire qualcosa di nuovo, oppure affrontare un argomento conosciuto da un punto di vista nuovo, originale. Di certo non si tratta di raccogliere dei dati a caso senza sapere minimamente dove andare a parare.
In linea di massima, sono a favore di una libera scelta dello studente per quanto riguarda l’argomento, purché esso sia circoscritto con serie domande e venga sviluppato con coerenza.
Il problema, a quel punto, è mettere a posto le idee, selezionarle, rifinirle, trasformarle in “problemi” teorici nell’ambito della comunicazione e dei media. Poter esempio, si potrebbe analizzare la serie televisiva degli anni ’90 di Beverly Hills e il suo più recente spin off 90210 per vedere come in vent’anni sia cambiata la rappresentazione di certi gruppi sociali (come extracomunitari, studenti, genitori, professori, etc.) nei prodotti mediatici dedicati ai più giovani; oppure si potrebbero analizzare  le occorrenze del cosiddetto fenomeno di “product placement” (una specie di pubblicità occulta che avviene quando un marchio viene deliberatamente mostrato in un film) e cercare di capire il rapporti commerciali tra il produttore e lo sponsor...

Tutte queste possono essere delle idee valide, ma spesso, dopo averle pronunciate, ci si sente bloccati e non si sa da dove cominciare.
Ecco allora che viene in nostro soccorso la scrittura.
La scrittura, infatti, non è soltanto un modo per mostrare il prodotto finale del nostro ingegno, ma è soprattutto uno strumento potentissimo per ordinare i pensieri.
La parola scritta richiede un sforzo di selezione più alto rispetto a quella parlata, poiché è necessaria un’attività fisica più impegnativa. Mettere nero su bianco non è tanto facile quanto far vibrare le corde vocali. Se il flusso inarrestabile della nostra fantasia può trovare sfogo nella chiacchiera estemporanea, solo la scrittura può mettere ordine ai nostri pensieri e rivelarne grandezze e contraddizioni, fattibilità e debolezze.
Se i miei studenti hanno una o mille idee, poco importa: chiedo loro di condensarle in una frase o in un paragrafo, sempre pronti a essere limati e aggiustati. Ma quel primo passo compiuto attraverso la scrittura è sempre fonte di preziosa consapevolezza.